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Il Telaio

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Il telaio è uno strumento utile alla costruzione del tessuto ottenuto tramite l’intreccio di due serie di fili, tra loro perpendicolari, denominati trama ed ordito.

I primi telai compaiono nel neolitico e avevano una semplice intelaiatura rettangolare costruita con rami o pali di legno messi in posizione verticale sui quali era posto in alto e perpendicolarmente ad essi, un terzo bastone, detto subbio.
Da questo elemento partivano i fili dell’ordito la cui tensione era ottenuta tramite pesi, in argilla o pietra, che si trovano numerosissimi negli scavi archeologici.
Un’interessante documentazione sulla sua evoluzione è presente in alcune ceramiche greche di età classica, ne è uno splendido esempio lo Skyphos a figure rosse (V sec. a.C.) raffigurante Penelope e Telemaco, conservato nel Museo Civico di Chiusi, nel quale è possibile notare un raffinato telaio costituito da due montanti e un architrave, in cui l’ordito è tenuto in tensione con pesi ed è separato da varie barre d’incrocio.
Il motivo decorativo presenta il particolare del tessuto già costruito, decorato e avvolto intorno a un rullo (subbio).
Studi recenti mostrano che il telaio verticale, nel periodo Romano, poteva essere alto più di due metri e largo circa tre e prevedeva l’uso dei licci per comandare l’avanzamento dei fili posteriori dell’ordito e permettere un più facile incrocio dei fili. L’ordito era tenuto in tensione da pesi di terracotta di forma piramidale con foro passante.
Seneca riferisce che ai suoi tempi il “telaio ordito” era stato sostituito da un telaio “a due travi” che aveva avuto una rapida diffusione e che egli riteneva più raffinato del precedente. Per quanto riguarda questa tipologia di telaio verticale, essa continua ad essere utilizzata per il confezionamento degli arazzi, nel Medioevo e nel Rinascimento.
Nel 3000 – 2500 a.C. era conosciuto l’uso dei telai orizzontali a terra, dove la tensione dei fili d’ordito era ottenuta grazie alla presenza di due subbi, uno anteriore e uno posteriore.
Utilizzata per millenni dagli Egizi e dai Romani, questa tipologia di telaio, più complessa della precedente, è costituita da un’incastellatura per tendere i fili dell’ordito che vengono divaricati alternativamente dai licci, dal latino liciu(m), laccio. I licci sono una serie di cordicelle fra loro collegate che, aprendosi ad anello accolgono il filo dell’ordito permettendone il movimento alternato in modo da dare passaggio alla navetta. Nei telai più recenti i licci di corda sono stati sostituiti da sottili lamine di metallo con un foro centrale in cui viene infilato il filo dell’ordito.
I liccioli sono due asticciole orizzontali che sottendono e guidano le maglie del liccio.
L’apertura ottenuta dal loro movimento viene detta passo o bocca, essa permette al filo di trama, avvolto su un rocchetto e contenuto in un supporto affusolato, la navetta, di passare attraverso l’ordito.
A ogni passaggio della trama, che viene lanciata in un senso e nell’ altro, i licci vengono opportunamente alzati e abbassati secondo uno schema di divaricazione dei fili dell’ordito cui corrisponde un preciso disegno di tessuto (armatura).
Intorno al XIII-XIV secolo, pur restando la struttura del telaio orizzontale pressoché invariata, le conoscenze tecniche portano l’uomo a concepire un meccanismo tale da permettere la tessitura di liste figurative lungo l’altezza del tessuto grazie ad un programma manuale inserito lungo i fili dell’ordito (liccetti).
Nel Rinascimento la costruzione dei telai diviene sempre più accurata, fino a condurre alla produzione di manufatti complessi e raffinati impreziositi dall’inserimento della seta proveniente dalla Cina.
Fiorisce così la fattura di tessuti pregiati come raso, broccato, damasco e velluto, e la tessitura esprime il suo valore artistico anche in Europa.
Nel corso del secolo XVIII il telaio viene gradualmente meccanizzato, dapprima con l’energia idraulica, quindi con l’impiego di macchine a vapore, e automatizzato per aumentare la produttività diventando l’emblema stesso della rivoluzione industriale. Le innovazioni tecnologiche dovute a numerosi inventori vengono riunificate e perfezionate dal francese Joseph-Marie Jaquard, all’inizio dell’800. Egli mette a punto un sistema a schede perforate per la programmazione automatica del movimento dei licci, organizzando l’esecuzione di disegni molto complessi con il lavoro di un solo tessitore.
Nel XIX secolo la produzione tessile si perfeziona ulteriormente e con l’introduzione del cambio automatico della spola, nel 1894, il telaio fu reso completamente meccanico.
Nel 1950 fu un’azienda tedesca ad iniziare la produzione di telai senza navetta.

telaio


Infatti, nei modelli più recenti, per aumentare la velocità di tessitura, questa è stata sostituita da un “proiettile” che trascina il filo o eliminata e sostituita da getti di fluido di aria o di acqua che guidano la trama attraverso i fili dell’ordito.


In capo al porto un ulivo dalla lunga chioma, vicino a lui l’antro amabile, tenebroso, sacro alle Ninfe che Naiadi si chiamano
Dentro [vi] sono crateri ed anfore di pietra, dove le api serbano il miele.
Lì alti telai di pietra, sui quali le Ninfe tessono stoffe color porpora, meravigliose a vedersi;
lì ancora acque che sempre scorrono. Due sono le porte, l’una che scende verso Borea è per gli uomini, l’altra verso Noto, è per gli dèi; per di là non entrano gli uomini, ché è la via degli immortali
”.

 
Omero in L’antro di Itaca
 
 

…Come un uomo, dal telaio all’aratro, dalla fabbrica oscura, salì i gradini
col suo popolo e nel Vecchio Palazzo, senza seta e senza spada, il popolo,
lo stesso che attraversò con me il freddo delle cordigliere andine era lì.(…)

 
Pablo Neruda in La Città


 

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